
Ti guardo dall’alto, Roma,
dove il rumore non arriva
e persino il tempo sembra avere paura
di disturbarti.
Volo sopra le tue cupole,
sopra i tetti color della terra,
seguo il Tevere
mentre attraversa i secoli
come una vena antica
che ancora non ha smesso di pulsare.
Passo sopra il Colosseo,
ferita rimasta in piedi,
sopra i Fori,
dove le pietre sanno cose
che noi abbiamo dimenticato,
e sopra quelle strade
in cui basta voltare un angolo
per incontrare l’eternità
travestita da rovina.
Da quassù sembri intoccabile.
Forse è questo il tuo mistero:
sopravvivi agli imperi,
agli incendi, alle invasioni,
agli uomini convinti di possederti.
Li vedi arrivare tutti,
Roma,
e tutti, prima o poi,
li guardi andare via.
Tu rimani.
Eppure oggi ti vedo ferita
da mani troppo piccole
per comprendere ciò che toccano,
da chi attraversa la tua bellezza
senza riconoscerla,
da chi sporca, rompe, ruba,
offende le tue strade
come se fossero terra di nessuno.
Ma tu non sei di nessuno.
Forse siamo noi ad appartenerti.
Perché vivere qui è un privilegio,
e ogni privilegio porta con sé una promessa:
camminare piano sopra la storia,
avere rispetto persino delle pietre,
ricordarsi che sotto i nostri passi
qualcuno ha già vissuto, amato, combattuto,
pregato e sognato
duemila anni prima di noi.
Roma mia,
così immensa da non aver bisogno di difenderti
e così fragile da aver bisogno
che qualcuno ancora ti ami.
Maltrattata, sì.
Ma mai vinta.
La sera scende sulle cupole
e il cielo diventa dello stesso colore
dei tuoi muri antichi.
Sembra quasi che tu sappia
qualcosa che noi non sappiamo.
Forse sorridi di noi.
Perché gli uomini passano,
le loro miserie passano,
persino i loro nomi scompaiono.
Tu no.
Roma mia,
maltrattata,
nel mio cuore sei protetta.
Anna Lorenzini – L.A.Filosofia
https://www.instagram.com/p/DeIUx4ritjA/?stkn=MWtyMmg3cnpwNXJuZA==
E se davvero esiste una musica
capace di accompagnare l’eternità,
non può che suonare qui.