Nel cuore di Roma mia, oggi è festa,
tra le pietre antiche che custodiscono il tempo,
tra i Fori, il Vittoriano e le vie della memoria,
sventolano i colori di una nazione intera.
La banda suona, il cielo si apre al tricolore,
e per un giorno l’Italia si raccoglie attorno a sé stessa,
in mezzo alla storia che l’ha generata.

Repubblica mia,
nata dal coraggio di donne e uomini liberi,
emersa dalle macerie della guerra,
dal buio della repressione e della paura,
quando un popolo scelse di rialzarsi
e affidò al voto il proprio destino.

Ma oggi ti guardo e mi domando:
ci ricordiamo davvero chi sei?

Ogni mattina c’è chi apre un negozio,
chi entra in fabbrica, in ufficio, in ospedale,
chi insegna, costruisce, cura, protegge.
Sono le mani di chi lavora
a sostenere il peso gentile dello Stato,
a tenere accesa la luce delle sue stanze.

Eppure restano ferite che non guariscono,
donne che per lo stesso lavoro
ricevono ancora meno riconoscimento,
carriere che avanzano a velocità diverse,
soffitti invisibili che nessuno sembra voler abbattere davvero.

E mentre molti si impegnano e contribuiscono,
c’è chi considera il bene comune una risorsa da consumare,
non un patrimonio da custodire.
Siamo felici di tendere la mano
a chi è fragile, a chi attraversa una tempesta,
a chi ha davvero bisogno di sostegno;
perché una Repubblica giusta non lascia indietro nessuno.
Ma la solidarietà vive soltanto
quando cammina insieme alla responsabilità.

“Res publica”, la chiamavano i latini,
la cosa di tutti.
La cosa pubblica.

Eppure troppo spesso nessuno se ne cura.
Ti trattiamo come qualcosa di scontato,
invece che come un cuore delicato,
come un gioiello prezioso affidato alle nostre mani.

Ti stiamo snaturando, pezzetto dopo pezzetto,
con l’indifferenza, con il disincanto,
con il pensiero che sia sempre compito di altri.
E io ti vedo così,
fiera e sofferente,
forte e stanca,
ancora in piedi nonostante tutto.

Repubblica mia,
non sei un palazzo, una legge o una bandiera.
Sei il patto invisibile che ci lega,
la fiducia che dovrebbe unirci,
la promessa che ogni generazione riceve
e che ha il dovere di consegnare migliore.

Tu che sei nata dal buio della repressione,
ricordi a tutti noi una verità semplice e immensa:

che nessuna notte è eterna,
che nessuna ombra può vincere per sempre,
e che anche la più lunga delle notti
viene sconfitta dalla più bella delle albe.

Buona Festa della Repubblica, Italia mia.
Che possiamo tornare a custodirti
con l’amore che meritano le cose fragili e grandi,
le cose che appartengono a tutti.

Anna Lorenzini – L.A.Filosofia