
Concorso letterario Simposio2021 “Se fossi te , terzo classificato categoria racconti: il_maldelpoeta
Capitolo 1
Mio santissimo cielo! Dove potrò mai arrivare? Oh adulatissima dannazione! Improduttivo! Ecco ciò che
sono: stercaglia insufficientemente fertilizzante! Nulla più che un cumulo di feci sul marciapiede, né
raccolto né calpesto e da tutti schivato… dieci racconti almeno! E due soli in così tanto tempo prodotti…
dieci altrettanti anni mi ci vorrebbero! Eppure.. leggo e rileggo; compiaciuto rileggo ancora e sento il
futuro, mi tange il destino e penso: ecco! Eccomi! Oh sì! Beatitudine! E dannazione! Preoccupazione!
Speranza! Inconcludente, mi danno per bearmi e ricominciare a dannarmi potendomi ancora beare,
ancora e ancora. Ma due racconti son nulla! Nulla…
Capitolo 2
Blocco dello scrittore.
Capitolo 3
Suona la sveglia e distrugge. Suona e risuona intermittendo rumori frantumanti. Tensione cerebrale
percepisco come elastico teso dentro la testa. Attendo il momento sperandolo inaccorso e m’accorgo che
ancora sogno. Oh, sogno me stesso libero e strano! Sempre più fievole l’disturbo s’attenua e svanisce in
immago. Dormo e intanto vago! Vero eppur vacuo quel loco mi par la quiete, e per me è quiete. La vita è
la notte! Buia e dipinta dal voler de la mente, notte, mi accogli, notte, ti accorgi di me! Fatale illusione che
a me par vera non meno del mondo dei sensi, anzi, tu vali ancor più! Anzi, non vali! Supreme
composizioni e sublimi inganni da me a me indotti, in te risplendono libere dal significato: libere!
Itnemetiroif ealoivigal
ednorf… Suona la sveglia!
Apro gli occhi: “Porca puttana! Ma che cazzo stavo dicendo?”
Capitolo 4
Colazione e subito via. Siedo guidando e fisso la strada. Piove e si gela. Penso alla notte. Vivo ciò che
vorrei non fosse. Penso quei suoni e mi domando: “cosa cazzo ho detto? Non ricordo con precisione, ma
cosa? Sembrava aver senso, ma non ha un senso! Mi sentivo, ero lì ad ascoltare quei suoni da me
prodotti. Li ho pensati ed emessi: li ho formulati, ma mai sentiti prima..credo.”
“Tieni, fresa questi e dopo assemblali.”
Scosso, mi ritrovo in officina. Quasi più ormai avverto l’trascorrer del tempo. Innumerevoli riflessioni di
minuzia mi portan ora ad ignorar tali simil parametri; accompagnati dal tempo, tutti ignoran, per me, la sua assenza. Valangate di critiche mi assalgono ed io tempestato fingo indifferenza. Resisto ed assisto al
crollo dell’osare intellettual pensiero.
Freso, ed isolato da un paio di cuffie torno a pensare. Acutissimo, il rumore filtra e giunge all’orecchio
invadendomi: “suoni, odori, magari sapori, fondano in parte le immagini dei miei sogni in modo svelto,
immediato. Percepisco e ad un tempo formo. Eppure… eppure è così strano; come se già conoscessi le
sensazioni percepite ognuna per come si presenta, come se ne avessi già fatto esperienza, come se
fossi lì ad aspettare l’esatto momento per unire sensato ed immagine in concilio… Per riunirli. Ma quei
suoni… qual’è il loro significato? Se li ho riprodotti li ho prima ascoltati e catalogati, avrò impartito loro un
senso per poterli riconoscere ed inserire nel mio sogno. Oppure… Non è possibile, però… Cioè, non ne ho
mai sentito parlare prima, ciò non toglie che… considerando il ragionamento inverso…”
“Oh, allora? Sveglia! Prosegui il montaggio!”
Capitolo 5
Produco! Oh sì, io produco! Non riprodotti ma prodotti! Stratosferico! Impensabile! Incomprensibili suoni
prodotti da me! Originalissime intenzioni avanzate dall’intelletto e dallo stesso fondate! Arte! Libera Arte!
Autonoma evasione estraneante da ogni confine d’appartenenza; folle annientatrice d’ogni limite, produci
te stessa e vivi: produci vita: autenticamente esisti.
Capitolo 6
In quest’arte nuovissima e vuota trovai nell’ istante assoluta catarsi. Ero libero. Svincolato
dall’oppressione di dover fare, adesso facevo senza farlo. Quel qualcosa si faceva da sé partendo tutt’ al
più da me. Vuoti significati adornarono l’mio esistere annientandone ogn’indesiderato colore. Avevo
adesso colori inattesi e adatti più che mai, imprescindibili ed autonomamente giusti. Sbrigliatomi da ogni
dovere, volevo il solo spensierato sognare. Tenevo le redini d’un possente cavallo oscuro eppur così
lucente: così veritiero.
Capitolo 7
Buio profondo tendente al grigio, scattante sfuma e si ripete, si ripete, si ripete. Mi aggrappo rapito;
trainato veloce mi catapulto nella mia anima. Rapido piacere infinito e rotante; trottante trottolo. Punti di
luce, sprazi sfumosi; immagino me, mi vedo, ripeto, mi vedo da quì e da lì e da ogni punto. Mi muovo,
agisco, ripeto, non mi muovo ma agisco per muovermi e muovo il pensiero, muovo e produco, muovo di
nuovo.
Ovounid ovoum.
Capitolo 8
Ovounid ovoum,
ocudorpe ovoum,
oreisnepli ovoum eimrevoum repocsigiaam ovoumimnon, otepir ocsigiha, ovoumim.
Otnup ignoad eiladeiuq adodevim.
Otepir…
Capitolo 9
Oh, la, la, là! Sia finalmente vita! Monti verdi ed alti profumi verticali avvolti dal cielo senza peso.
Meraviglia! Fluente, la piuma và non preoccupandosene. Duro catrame perifericamente scorto e ascesi,
invece, immediatamente a me. Seguito presso quel raggio tagliente dalla febbril dolcezza; affonda e
attecchisce agganciandomi. Come sospinto salivo quel monte volendo tastarne co’ piedi l’crine. Ovunque
verdure cosparse di punti di luce sprizzanti odori e freschezza: Fiori! E al centro il sentiero. Sfinito, in
cima, capo eretto: in un giro mi perdo la vista oltre l’orizzonte; in azzurra spirale scendente, m’addormo.
Capitolo 10
Pensieri. La loro assenza quasi mi preme. Mi domando se non stia ora pensando. Mi rispondo che non ho
da preoccuparmene. Che importa oramai. Però sto pensando. Indubbiamente, se scrivo, penso. Ma…
Che importa oramai! Non ha senso, dirai. Che importa! Liberamente, vola, mente, violando indebita
mentre voglio violacei venti portanti non m’è dato saper dove. Profumatissima nube: silente purpurea;
smembri ogni senso disseminandolo ove mai non fui con contezza: indefinibili loci sottilmente presenti al
di fuori ed ancor più dentro. Lieve mossi pur non agendo di corpo e, sapete oramai, è la mente a far tutto
se pur traslandomi in presenza. Presto! Affrettati a mutarmi con flemma! Grazia e modo morbidamente mi
posano su un letto di polveri astrali. È l’buon giorno se pur notte a me attorno. Sveglio! Son desto e mai
come adesso. Son fame, son sete di limpide fonti sanguigne; son ospite al casal del fatale inizio. Tutto è
indizio se ascolto.
“Ascolta!”
“So chi sei, ma non m’è ancora dato”
“Hai forse osato?”
“Io vivo”
“Lo so… hai osato”
“Osanna!”
“Ti accolgo”
“Osanna!”
“Mi accorgo”
“Di cosa ti cibi?”
“Farfalle, stanotte. Che l’vino eterno possa dissetarti”
“Arte io sono!”
“So che tu sei”
“Morte?”
“Sono”
“Siedo”
“Solo una stilla”.
Capitolo 11
Torpido vidi turbanti torbidezze e turpe mi feci in viso se mai in quel mentre n’ebbi uno. Com’è difficile in
parvenza! Epifanici neuroni vertiginano seguendo elettrici odori di glicine. Oh, com’è semplice! Penso e
nient’altro, finché… non penso. Eppur penso! Penso non pensando; mi penso o il pensier mi pensa? Al
tempo tolsi parola e l’istante mi fece nuovo. Molecola vibrante e foco. Simil atomo dissimile: unico e tal
tutto specchiato. Vital morte donatami. Anche una sola stilla m’è quasi troppa
Capitolo 12
Buon dio, l’uomo non può sostener ogni ciò; ed i’ormai non più omo ma flettente Arte, scrivo l’destino
riflesso. Avanti mirando non vidi che meco di spalle; mi vidi volgermi verso me, e me assieme lo feci a
mia volta: vidi me guardarsi le spalle. Tale e quale al tutto. Indefinito ma chiaro. Onnicomprensivo e
sempre in composizione. Istante presente e distante.
Altare di gloria e gioia pel’corpo de la mente: Spensierati spazi spaesavano, e con gesto di palmo tracciai
l’infinito.
Sciocchi! voi disorientati vorreste forse cristallizzarmi in fossile civile? Vorreste incolparmi e lo fate; i vostri
starnazzi stonano la mia sinfonia. Voi morti credete d’esser viventi, ma lumi non vedo nel vostro pallore
da lupi ciechi. Cemento non fate che gettarmi sul cuore: pesanti colate.
Capitolo 13
Dove vuoi andare a parare? Basta gironzolare, ne abbiamo sorbite fin troppe. Poetello!
Dacci sazio! Cosa farnetichi? Parla chiaro! Non ti sto al passo, serpeggi figure impossibili. Che odio
susciti, carismatico vate! Mi rendi misantropo. Parla! Sù, parla! Ne ho bisogno! Ho bisogno di perdermi e
metter tutto da parte, per uno, un solo intervallo di tempo; dammi un momento con te, ma dannazione,
canta!
Capitolo 14
Mistificatore, spirito, animeggi su corporei armamenti pulviscolandomi pollineo attraverso correnti
d’impulso. Sto spaziando.
Mai vegliai come ora. Non vedo il prima ormai dissolto come sogno del mattino. Non vedo il dopo, ormai
sempre adesso.
Buio.
Silenzio.
Pigmento fino a formarmi ma senza barriere: corporea immagine d’altruomo. Dalla carena torta a tubo,
ramosi rilievi scalfiti sorridono. Impulsivamente animo le bocche mai prima dischiuse e plasmatiche
energie scandagliano la mia crisalide pendente nel vuoto. Mistico crack sul capo; potenza trainante mi tira
e sospinge ogni moto sfilandomi. Lampi.
Viscidamente caddi nell’illusione del cielo.
Spiegati i sorrisi, potei planare interdimensionalmente.
Capitolo 15
Non più necessito la parola, eppur nessuno può intendermi. Non necessitano di farlo. Condotto al sogno
dal necessario vento, fluente, da quella fintezza giunsi ora al vero. Con ciò scrivo: anch’essa è il vero.
Tonfai giù in tal loco di macchinari assemblatori condotti da macchine umane. Ventose saette attornarono
l’aria improfumata dall’aroma del vino eterno.
-“È un angelo!”
-“Mostro!”
Il flusso continua determinando me e tutto: quel cupo loco è l’inizio.
Una stilla, miei vili prodi. Una per testa.
Di nuovo spiegai elettrizzanti sorrisi.
Di nuovo annientai per la prima volta.
Di nuovo.
Muovo.
Cataclisma! Sanguinose folgori! Ogni parete coperta di viscidi interni, ogni auto, ogni vetrina, ogni cartello
stradale: ogni superficie laccata di porporina. Vi libero, incoscienti! Seguitai giungendo a l’antichissima
dimora. Un piede oltre lo stipite e splat (lampi). Non un malinconico cenno. Passai pel rosso corridoio
giungendo a la stanza in cui giaceva quel corpo. Quadri lo ritraggono tappezzandogli ogni parete attorno;
uno lo accoppia alla morte mirando lei l’ingresso e lui sé stesso, dinanzi a me, nel letto. Lo fisso. Sospeso
su lui parallelo lo guardo dormire. Il grande Artista! Riposa e crea. Che tenerezza nel suo tepore!
D’improvviso, luci abbagliarono traversando la finestra de la camera e tutte le altre. Tutto fuori riluceva
sempre più e sempre in più punti. Tonfi ed elettrici balzi quì e lì e in ogni dove lì fuori. L’intero mondo
brillava. Tutto lo spazio attorno profuma dolci inebrianti fragranze. Il regno è sorto in nuovissimo popolo.
Venga il regno dell’Arte!
Quanto a te, mio poeta; dischiudo per l’ultima volta le ali: purpurei sorrisi.
Fine.
Nome: Michele Giordano
Instagram: @il_maldelpoeta
