
Il Natale non arriva.
Accade
quando il tempo
piega se stesso
poggiandosi a gesti
normali.
La tavola lunga,
voci ritornano,
piatti che ricordano le mani
che li hanno portati fin lì.
Non è la festa.
È lo sguardo.
Una malinconia leggera
che non fa rumore,
che non chiede cura,
che non vuole guarire.
È il modo in cui le cose
si mostrano
quando la luce non basta
a nascondere
i vuoti.
Assenze visibili
chiudono il cuore
in un intimo abbraccio,
fioco.
La gioia non è negata.
È inclinata
alla possibilità
del suo tramonto.
La città intanto corre,
accende luci,
cambia scena.
Ma il ritmo resta lo stesso.
Noi attraversiamo il Natale
come una vetrina,
lo tocchiamo senza sostare,
lo fotografiamo
per non sentirlo troppo.
Eppure qualcosa insiste.
Quando il tempo rallenta
la vita si lascia vedere
fragile,
non definitiva,
vera.
Questa malinconia
non viene da dentro
è il mondo
che si mostra
nella sua promessa di pienezza.
Forse il Natale non consola.
Forse non salva.
Forse, per un istante,
ci insegna a guardare
senza semplificare.
E questo
resta.
Anna Lorenzini