
IO NON CI STO! LABORATORIO PER LA PACE
Ti danno una divisa, ti dicono “sei grande”,
ti insegnano a sparare ma non a fare le domande.
Ti parlano di onore, di patria, di valore,
ma sotto c’è un contratto firmato dal banchiere.
“Difendi la tua terra!” — ma quale, dimmi un po’?
Se voli a mille miglia, la terra di chi è, oh?
Ti dicono “sei eroe” se impari a obbedire,
ma eroe di chi comanda o di chi deve morire?
C’è sempre un bel discorso prima del bordello,
con parole luride che coprono il coltello.
Ti danno una bandiera per non vedere il resto,
così non pensi troppo a chi diventerà un testo.
Se entri nell’esercito “proteggi la nazione”,
ma sei anche un ingranaggio dentro l’esplosione.
Perché la guerra vive di chi dice “sì, signore”,
non nasce da un bottone, ma da ogni esecutore.
E allora marcia pure, col petto in fuori e fiero,
ma chiediti ogni passo se è davvero tuo il sentiero.
Perché il nemico, spesso, non ha un’altra faccia:
potrebbe avere la tua, riflessa nella marcia.
E mentre ti convincono che è tutto necessario,
qualcuno fa profitto col sangue volontario.
Ma tu sorridi pure, tra un ordine e un saluto:
la pace, a quanto pare, ha ricevuto il tuo rifiuto.
Erofaalbivio