Il 25 aprile non è una ricorrenza da ripetere, è una domanda che torna ogni anno e ci chiede che cosa facciamo, oggi, della libertà che abbiamo ricevuto.
Nella Festa della Liberazione non celebriamo solo una data, ma una scelta collettiva. Quella di dire che la dignità viene prima della paura, che la responsabilità viene prima dell’indifferenza. È la memoria della Resistenza italiana, fatta di persone diverse tra loro, unite dall’idea semplice e radicale che nessun potere può valere più della libertà umana. Libertà che esige il rispetto dell’altro.
Eppure il tempo tende a rendere tutto più leggero, quasi innocuo. Le parole si consumano, i simboli si svuotano. Per questo il 25 aprile non è mai solo commemorazione, è manutenzione della memoria, ma anche del coraggio. Perché la libertà non si perde all’improvviso, si assottiglia lentamente, nelle piccole rinunce quotidiane, nei silenzi comodi, nelle ingiustizie tollerate.
Oggi essere all’altezza di quella eredità non significa replicare il passato, ma riconoscere il presente. Difendere la libertà quando è scomoda, quando non riguarda solo noi, quando richiede di esporsi. Significa anche coltivare uno sguardo critico, non cedere alla superficialità, non delegare ad altri ciò che riguarda tutti.
Il 25 aprile è una bussola che non indica dove siamo arrivati, ma dove stiamo andando.
Sta a noi decidere se limitarci a ricordare, o continuare, nel nostro tempo, a scegliere.
Non esiste libertà senza il rispetto dell’altro.
Anna Lorenzini – L.A.Filosofia